1/19/22

Lezioni... dal project management

Le lezioni americane di Italo Calvino contestualizzate al project management e alle metodologie agili.

Questo articolo è stato scritto da Stefano Borghi, Chief of Software Factory di NSI ed esperto di metodologie agili.

Ispirandomi a Raymond Queneau ho pensato qualche tempo fa di scrivere alcune brevi note sui metodi agili seguendo uno schema dettato da una fonte che non c’entrava niente con il settore e la base culturale delle metodologie agili, giusto per il piacere di farlo.

Nel mio cervello l’associazione tra Queneau e Italo Calvino è stata involontaria e automatica, e così lo schema che mi è venuto in mente è stato quello dei Six Memos For The Next Millennium, che Calvino scrisse nel 1985 e che sono diventati le “Lezioni americane” (Garzanti 1988).

Leggerezza

A’ quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestamente disse: “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace”; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n'andò”. Boccaccio, Decameron, VI, 9

Calvino scelse questa immagine di Cavalcanti che si libera d’un salto “sì come colui che leggerissimo era” come simbolo del primo dei valori che riteneva essenziali per la letteratura: la leggerezza. Mi piace pensare che l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo potrebbe altrettanto essere preso come simbolo del project manager agile  

Rapidità

Il secondo valore che Calvino ritiene importante per il futuro della letteratura è la rapidità, e nel suo libro riporta questo testo: “La rapidità e la concisione dello stile piace, perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee o così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l’anima in una tale abbondanza di pensieri o d’immagini e sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni.” (G. Leopardi, Zibaldone, 3 novembre 1821).

Anche nell’agile project management c’è enfasi sulla rapidità. Perché?

Abbattere il tempo di ciclo con piccoli lotti di lavoro e meno cose in lavorazione massimizza le opportunità di feedback. I progetti antifragili sono guidati dal feedback: un progetto (o un’organizzazione) antifragile non è quello che cerca di indovinare cosa riserverà il futuro e chiama questo vaticinio un piano, ma quello che sviluppa la capacità di rispondere rapidamente al futuro che viene.

Esattezza

La precisione per gli antichi egizi era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime. Quella piuma leggera aveva nome Maat, dea della bilancia. Il geroglifico di Maat indicava anche l’unità di lunghezza, i 33 centimetri del mattone unitario, e anche il tono fondamentale del flauto.

Così Calvino inizia la lezione dedicata all’esattezza.

L’accostamento tra la piuma e l’esattezza mi ha aiutato a capire che l’esattezza non deve essere ricercata solo nei metodi formali che tentano di garantirla attraverso il controllo della correttezza logica di ogni passaggio, come in un sistema assiomatico: se le premesse sono corrette e le regole di inferenza preservano la correttezza i risultati saranno corretti. In “La società della mente” Marvin Minsky (La società della mente, Adelphi, 1989) parla di catene logiche e spiega che il ragionamento puramente logico è come un ponte con un’unica campata che va dalle premesse alle conclusioni, mentre il ragionamento ordinario controlla ogni passaggio non solo dal punto di vista logico, ma anche da quello della effettiva corrispondenza con la realtà; quindi, è paragonabile ad un ponte con molti sostegni. Così il project management agile.

Visibilità

Ed ecco la quarta proposta per il nuovo millennio di Italo Calvino.

Se ho incluso la visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale (…) Penso ad una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza, d’altra parte, lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosufficiente, «icastica».”

In Scrum gli aspetti significativi del processo devono essere visibili ai responsabili del risultato. La trasparenza richiede che questi aspetti siano definiti da uno standard comune in modo che gli osservatori condividano una comprensione collettiva di ciò che viene visto. Per garantire questa visibilità si usa una Scrum Board.

A chiunque affronti una transizione agile è consigliabile adottare nei primi tempi una board fisica proprio perché si impone fatalmente alla vista di tutte le persone coinvolte nel progetto. Nel seguito è inevitabile adottare una board virtuale per gli indubbi vantaggi che presenta in termini di tracciabilità e conservazione del dato, tanto più in questo tempo di diffuso Smart Working.

Molteplicità

Nell’ultimo memos che Calvino riuscì a scrivere, Multiplicity, leggiamo: “Ma Ulrich era stato lì, lì per dir altro; parlare dei problemi matematici che non consentono una soluzione generale ma piuttosto soluzioni singole che, combinate, s’avvicinano alla soluzione generale. Avrebbe potuto aggiungere che tale gli appariva anche il problema della vita umana (…) quell’ampia disordinata fiumana di situazioni, sarebbe allora un susseguirsi a casaccio di tentativi di soluzione, insufficienti e, se presi singolarmente, anche sbagliati, dai quali se l’umanità li sapesse riassumere, potrebbe infine risultare la soluzione esatta e totale." (R. Musil, L’uomo senza qualità, vol. I, parte II, cap. 83).

La maggior parte dei progetti di sviluppo software che ho conosciuto io sono faccende umane, troppo umane, per ammettere soluzioni generali. Essi appartengono al dominio complesso - secondo la tassonomia del Cynefin framework di Dave Snowden - e per affrontarli non esistono vie precostituite, né sono sufficienti le Best o Good Practices; l’unica strategia di affronto praticabile è “probe-sense-respond”, che io tendo a tradurre in questo modo: esplora, comprendi intuitivamente (che vuol dire: non essere rigido, usa tutte le tue facoltà) e quindi agisci in base alla comprensione raggiunta. Se il progetto è semplice, o solo complicato, si possono adottare metodi più deterministici, ma guai a quell’uomo che tratterà un fenomeno complesso come se fosse complicato o peggio semplice!

Noi di NSI - Think Outside the Box crediamo che la tecnologia abiliti l’innovazione in modo sostenibile solo se associata all’umanesimo.
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Stefano Borghi, Chief of Software Factory di NSI ed esperto di metodologie agili.

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